| Philippe Mexes nasce il 30 Marzo 1982 a Tolosa, una cittadina della Garonne non lontana dalla Spagna. Questo lieto evento rallegra una famiglia modesta e decorosa, composta dalla mamma Mauricette, casalinga, il papà Jean Paul, guardiano dello stadio e tre fratelli maggiori. Fin dai primi passi il piccolo philippe accompagna il papà al lavoro: nella verde cornice dello "Stadium" può giocare tranquillo, crearsi il suo mondo e avvicinarsi a quello degli allenamenti e a quello dei calciatori, che lo considerano la loro mascotte. A 10 anni è un ragazzo fragile ed esile, e il papà decide di fargli praticare un sport per irrobustirlo: la scelta cade inevitabilmente sul calcio, adeguato al suo carattere e alle sue possibilità. I responsabili dei pulcini di Tolosa lo osservano dapprima con occhi indulgenti, poi si accorgono che il ragazzino ha buone possibilità e i requisiti necessari per essere integrato nel gruppo: velocità, senso della tattica, tendenze naturali a giostrare bene il pallone ed ad anticipare l'avversario. Quando i responsabili della sezione giovanile del Toulouse Football Club propongono di integrare Philippe nella società, per la famiglia Mexès è come vivere in un sogno. Poco tempo dopo Guy Roux sguinzaglia attraverso la Francia i suoi talent scouts alla ricerca di nuovi promettenti calciatori, e viene avvertito che a Tolosa c'è questo piccolo fenomeno di nome Philippe Mexès. A 16 anni, giovane adolescente timido e risevato, Philippe ottiene l'accordo della famiglia per lasciare Tolosa e trasferirsi ad Auxerre. Il percorso è tutt'altro che facile, costellato di scogli e difficoltà: lui, che viene dalla ridente e festosa Tolosa, si ritrova in una rigida cittadina della Borgogna che vive d'agricoltura e di calcio. L'impressione di Philippe è quella di passare da un cortile di ricreazione ad un colleggio che non ammette errori nella disciplina. A dirigerlo, con pugno di ferro, il burbero Guy Roux, padre padrone che impone regole precise, convinto di assicurare con il suo metodo una riuscita meritata agli allievi più applicati. Phil riesce ad integrarsi benissimo in quella formazione, dove non tarda a mettersi in risalto: le sue capacità a difendere e a rivelarsi in tempi brevi un calciatore completo ed eclettico, convincono Guy Roux a farlo esordire in Ligue 1 il 10 Novembre 1999. Da quel giorno la sua carriera è stata in continua ascesa. Il suo primo gol lo firma durante la partita Auxerre - Monaco, nel 2001. Le prodezze di Mexès mandano in delirio la folla dei tifosi, sempre più numerosi e innamorati di lui. Nelle pagelle e nelle valutazioni dei quotidiani il suo voto supera spesso la media, e nelle tribune dello stadio di Auxerre, affollate spesso di osservatori stranieri, il suo nome è ormai molto citato. Oltre ad essere selezionato per l'under 18 e l'under 21, Philippe esoridesce con la maglia della nazionale dei galletti tricolori il 20 Novembre 2002, per poi essere convocato altre sei volte. Con la maglia dell'Auxerre conquista la coppa di Francia nel 2003, e con quella dei Coqs la coppa delle Confederazioni nello stesso annno. Le grandi società cominciano a bussare alla porta dell'Auxerre per averlo in squadra, fiutando in questo nuovo volto del calcio francese un buon affare, vista la grande somiglianza tecnica del ragazzo con Laurent Blanc. Nell'estate 2004, a fine contratto, Phil si accorge che la maglia biancoceleste gli va ormai stretta; ha bisogno di emigrare per sviluppare il suo talento. Juve, Inter e Manchester sono pronte a fare offerte molto interessanti, ma lui sceglie gli infuocati colori giallorossi; la squadra dei Lupi, quella di Max Biaggi, idolo sportivo di Philippe, appassionato di gare motociclistiche. La magia dell'Olimpico, del nostro campionato, il fascino della nostra città e l'idea di diventare un grande a livello internazionale gli renderanno più lieve il distacco dalla Francia e dai suoi amici. Con Guy Roux i rapporti ultimamente erano tesi: il divorzio dall'Auxerre non è stato semplice, ma ormai Mexès si sente completamente romano. "Per me è come una liberazione. All'AJA, dove ho imparato molto e sono diventato quello che sono, avevo fatto il mio tempo, era giunto il momento di voltare pagina. Voglio conquistare il pubblico dei romanisti, anche nei derby contro la Lazio, proprio contro quei colori biancocelesti che erano quelli del mio ex Auxerre".
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